Città sempre più calde, consumo del suolo che in Italia supera i 21 ettari al giorno e in alcune aree urbane è addirittura oltre il 90%. Vivere in città significa, salvo alcuni casi virtuosi o progetti futuri, restare in un luogo dove la temperatura è più alta e ci sono delle vere e proprie “isole di calore urbana”, che le rendono più calde rispetto alle aree non urbane vicine. Questo è dovuto principalmente al cemento, che di fatto agisce come un serbatoio di calore. Una situazione questa, che vale per noi, esseri umani, ma anche per le specie animali.
Il consumo del suolo in Italia
Se, come abbiamo capito, l’estrema urbanizzazione rende le città più calde, sappiamo anche che in Italia sono ben 372 i Comuni che hanno un consumo del suolo superiore al 50%. Nove di questi poi, superano il 70% di consumo del suolo, con il triste primato di Casavatore dove il suolo occupato è del 91%.
Se i cambiamenti climatici devono imporre un ripensamento anche dal punto di vista dell’urbanizzazione delle città, è utile vedere come questa abbia già influito, anche dal punto di vista morfologico, su alcune specie. Uno studio, a firma di Andrea Ferrari, Nicola Tommasi e Carlo Polidori, ha provato a comprendere proprio come sia variata la dimensione del corpo, il carico alare, il rapporto di aspetto dell'ala e la simmetria fluttuante di alcuni insetti. In particolare sono state studiate delle api: l'ape sociale che nidifica nel terreno (Halictus scabiosae), un'ape solitaria che nidifica in buchi (Osmia cornuta) e una vespa sociale (Polistes dominula). Il luogo preso in considerazione è stato quello lungo un gradiente di urbanizzazione all'interno di Milano. Il capoluogo lombardo ha un tasso di consumo del suolo di poco inferiore al 60% (58,67%).
Il tutto nasce dal lavoro iniziato da Nicola Tommasi, che durante il suo periodo di dottorato aveva attuato una campagna di monitoraggio in diversi ambienti della Lombardia, sia rurali che urbani, per analizzare parametri morfo fisiologici su due specie di Bombo.
“Nicola Tommasi ha avuto il grande merito di lanciare le provocazioni a cui poi hanno fatto seguito questo lavoro e tutti gli altri che abbiamo fatto - ha dichiarato Andrea Ferrari, dottorando dell’Università degli Studi di Milano e prima firma dello studio -. Lui ha fatto un buon lavoro su due specie specifiche, e partendo da lì ci siamo chiesti perché non farlo su specie più diverse dal punto di vista sia filogenetico”.
Come ribadito dai ricercatori, “gli insetti sono stati studiati in contesti urbani a causa dei servizi ecosistemici che forniscono e tra gli insetti in particolare le api sono state ampiamente studiate nelle città da un punto di vista dell'ecologia delle comunità. In misura minore è accaduto anche le comunità di vespe predatrici che non hanno la funzione di impollinare come le api ma forniscono comunque una grande abbondanza di servizi ecosistemici nelle città, come ad esempio il controllo dei parassiti.
L’aspetto su cui si è concentrato il gruppo di ricerca affiliato al Natural Biodiversity future center però è stato quello di cercare di capire come l’estrema antropizzazione delle città abbia influenzato non tanto il contesto sociale di questi insetti, quanto proprio la morfologia.
È noto infatti, come dichiarato dagli stessi ricercatori, “che la temperatura influisce sulla dimensione del corpo negli animali, portando spesso a individui più piccoli nelle aree più calde. Questa si chiama regola di Bergmann ed è stato dimostrato che "l’effetto isola di calore urbana" provoca una riduzione della dimensione del corpo anche in alcune specie di api. La motivazione è da ricercarsi nell’adattamento della specie stessa per ridurre il rischio di surriscaldamento.
Le modifiche di alcuni tratti intraspecifici poi, hanno riguardato anche le ali. I cambiamenti ambientali possono influenzare infatti le loro proprietà morfometriche anche potenzialmente alterando le prestazioni di volo. Se le ali sono più piccole, com’è stato riscontrato nelle api in ambienti più freddi, questo comporta minori costi energetici del volo e una manovrabilità maggiore, così come maggiore è la manovrabilità se le ali sono più allungate. Quello che hanno cercato di capire i ricercatori capitanati da Ferrari, è come il carico alare e il rapporto di aspetto dell'ala cambi in aree urbanizzate.
Per farlo hanno catturato, a mano e con un retino, un totale di 429 diverse api femmine e solo operaie di tre specie che sono abbondanti nei paesaggi urbani. La prima è Osmia cornuta (Megachilidae), un'ape solitaria che nidifica in cavità preesistenti. La seconda è l’Halictus scabiosae (Halictidae), una specie sociale, che nidifica a terra, mentre la terza è la Polistes dominula (Vespidae), una vespa cartonaia sociale che costruisce nidi con fibre di legno masticate.

“Le specie analizzate sono state scelte fondamentalmente perché sappiamo essere abbondanti e facili da riconoscere - ha continuato Andrea Ferrari -, quindi non serve un lavoro post campo per identificare gli individui e quindi non corro neanche il rischio di catturare individui che poi non mi sarebbero serviti. In questo modo si può essere più efficienti nel lavoro di campo e raccogliere solo gli individui necessari poi alla all'analisi. Non dobbiamo mai dimenticarci il fatto che noi scienziati, per fare le nostre analisi, stiamo comunque sottraendo questi individui all'ambiente e quindi bisogna sempre fare secondo me un buon bilanciamento tra quello che mi serve per la ricerca e il non sfruttare troppo, non prelevare troppo dall'ambiente. Abbiamo scelto l’Halictus scabiosae, che è una specie sociale e che nidifica nel suolo e la sua controparte che è la specie di Osmia che invece nidifica sopra il suolo ed è solitaria, in modo tale da avere gli opposti dello spettro sia dal punto di vista della nidificazione che della socialità. Per quanto riguarda i tratti che abbiamo voluto misurare abbiamo preso spunto da quelli che aveva già misurato Nicola, quindi fondamentalmente la taglia corporea che è uno dei tratti più importanti perché da questa poi dipendono un sacco di funzioni, e un tratto riferito alle ali, che è la simmetria. Abbiamo visto quindi quanto un'ala è più asimmetrica dell'altra e questo è molto importante perché più si è asimmetrici più si tende a dire che quell'individuo è stato sottoposto a uno stress durante lo sviluppo. La simmetria delle ali in questo caso può essere un termometro dello stress che quell'individuo ha subito durante lo sviluppo e infatti sbaglio abbiamo trovato che nei siti più caldi, che sono anche tipicamente quelli più urbanizzati per l'effetto isola di calore urbana, abbiamo trovato più asimmetria fluttuante. Si può quindi pensare che lo stress termico dovuto ad ambienti più antropizzati possa aver agito su questa specie e quindi aumentando lo stress durante lo sviluppo”.
Le ali però non sono state studiate solamente per quanto riguarda la simmetria, bensì è stato preso in considerazione anche un altro parametro. “Abbiamo misurato il Wind loading - ha concluso Andrea Ferrari -. Quindi quanto le ali sono grandi rispetto al peso dell'individuo. Si tende a pensare che ali più grandi in individui con poca massa esistano per permettere un abilità di volo maggiore. Abbiamo anche misurato l'asset ratio delle ali cioè il rapporto che c'è tra la lunghezza e la larghezza di queste. Si pensa infatti che ali più affusolate possano permettere dei migliori spostamenti in volo e questi tratti del volo sono molto importanti da analizzare perché sappiamo che le aree urbane tendono a frammentare gli ambienti. Quindi noi possiamo pensare che degli individui che hanno delle capacità di volo maggiori possano spostarsi meglio in un ambiente frammentato come quello che possa essere la città e quindi possano accedere al meglio alle risorse che spesso si trovano un po' spezzettate rispetto ad ambienti naturali che tendono a essere più omogenei”.
In totale, durante lo studio sono stati campionati 193 individui di O. cornuta da 9 siti, 132 individui di H. scabiosae da 13 siti e 104 individui di P. dominula da 11 siti.
Crediti:
Osmia cornuta - Gilles San Martin Flickr
Polistes dominula - Di Didier Descouens - Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15801535
Halictus scabiosae - Di Didier Descouens - Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15801535